ITALIA

“Boxe e arti marziali, grazie a Madonna mi sono salvato”



“Io non ho paura. Se mi attaccano so difendermi. Conosco le arti marziali, la boxe. Era quello che ci insegnavano quando eravamo in tour con Madonna o Whitney Houston. Nelle situazioni di maggior tensione dò il meglio di me stesso. Sono allenato da quando ero fanciullo”. Luca Tommassini parla all’Adnkronos e racconta l’assalto subito, domenica scorsa, da una banda composta da 5 persone nella sua abitazione nel cuore di Trastevere. Un’aggressione da ‘Arancia meccanica’, un film dell’orrore per uno dei più grandi interpreti della scena internazionale. Ballerino, regista, coreografo, attore, ha lavorato tra gli altri con Prince, Diana Ross, Madonna, Michael Jackson, Janet Jackson, Kylie Minogue.


Ed ha ancora aggiunto: “A distanza rivedo tutto come un film, in cui non sono il primo attore, ma un semplice spettatore. Erano in cinque, di cui uno travestito da poliziotto, ha suonato alla mia porta chiedendo di entrare, mentre altri due complici con i picconi tentavano di forzare le porte blindate dell’ultimo piano della casa. Ho sospettato qualcosa di strano… ho cominciato a mandare messaggi a tutti i miei amici. Poi la colluttazione con uno di loro, mentre tre erano in fuga. Avevo cominciato a riprenderlo con il mio cellulare – ha ricordato – Mi ha puntato la pistola in bocca. A quel punto ho desistito”.



Una situazione in cui ha dimostrato assoluto sangue freddo, dove ha trovato la forza di reagire? “Sono allenato, sin dalla mia infanzia – ha risposto Luca Tommassini- Nella vita e inseguendo il successo non conta quante volte si cade, ma quante volte una persona riesce a rialzarsi. A distanza di tempo confesso di essere orgoglioso di quello che ho fatto, per come mi sono comportato. Chiamavo al cellulare i miei amici, citofonavo ai miei vicini, riprendevo i ladri mentre mi aggredivano. Forse, nemmeno loro, si aspettavano una reazione simile”.


“Lo ripeto, il mio sangue freddo è legato al mio passato. Lavorare con grandi star internazionali mi ha insegnato moltissimo, soprattutto a non perdere la calma, la lucidità – ha proseguito- Dò il meglio di me stesso nei momenti in cui regna sovrana l’ansia e ci sono difficoltà da risolvere. Un vero e proprio training, nel bene e nel male. Come gli strozzini che mi pedivano, mi inseguivano dopo la morte di mio padre, più volte mi hanno minacciato con le pistole. Mi vedevano in televisione, pensavano fossi ricco. Mio padre ci ha lasciato debiti per due miliardi di vecchie lire. Sono dovuto fuggire e lasciare l’Italia”.


E su quanto accaduto domenica scorsa ha ricordato ancora Luca Tommassini: “si è trattato di un tentativo di rapina a mano armata, con scasso, ma ancora non abbiamo il ‘movente’. Sto collaborando con la polizia e grazie a loro ho ritrovato alcuni effetti personali. Certo, ricordare i picconi, le seghe nei borsoni, le fascette che avrebbero utilizzato, forse, per legarmi, mi fa essere molto, molto cauto. Ma io non ho paura”, ha concluso.

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