ITALIA

“Didattica online non è soluzione”



“La Dad ha tamponato l’emergenza e la comunità scolastica ha dato prova di una straordinaria capacità di reagire ma la Dad ha anche se sue fragilità strutturali e nonostante le risorse a disposizione alcuni studenti no sono stati raggiunti. Anche se buon strumento, la Dad non può sostituire la scuola fatta di relazioni personale di studenti tra studenti e di studenti e docenti“. Lo afferma la vice ministra all’Istruzione, Anna Ascani, in una diretta Facebook sul tema delle linee guida per il rientro a scuola.


La comunità scolastica è stata rapidissima a mettersi in moto – ha sottolineato – Non ci siamo arresi semplicemente arresi all’idea che chiusa la scuola si dovesse interrompere anche la relazione tra docente e studente. In pochissimo tempo, in poco più di due settimane, praticamente tutti i docenti italiani si sono messi in moto”. “Noi abbiamo messo a disposizione sul sito del ministero piattaforme, che gratuitamente potevano essere utilizzate dalle classi, abbiamo messo disposizione risorse per poter dare a chi non lo aveva un device e la connettività necessaria per restare in contatto con i propri docenti e la in pochissimo tempo la scuola si è mossa cercando di sopravvivere alle difficoltà alle quali questa epidemia abbiamo a cui ci ha costretto. certo la scuola ha chiuso per prima, – ha continuato Ascani – ma poi piano piano siamo arrivati al lockdown. E in quella fase in cui tutti eravamo isolati, la scuola c’è stata è stata capace di non lasciare soli i nostri ragazzi, non lascare sole le loro famiglie in un momento, in un percorso così difficile come fare lezione attraverso uno schermo”.



“E per questo un grazie va alle famiglie che hanno saputo accompagnare i ragazzi in questo percorso difficile, e un grazie grande va alla comunità scolastica tutto per come ha saputo mobilitarsi – ha aggiunto Ascani – di acquisire in brevissimo tempo quelle capacità necessarie e di farlo per passione e no per obbligo, per la volontà di restare in contatto con gli studenti e quei bambini che stavano vivendo un momento molto complicato e molto probabilmente porteranno più di tutti le tracce di questa fase così difficile che il nostro Paese ha affrontato”, ha concluso Ascani.


Quanto alla decisione dell’Italia di chiudere le scuole nella prima fase della pandemia del coroanvirus, Ascani ha sottolineato che è stata decisione dolorosissima ma giusta. “Cominciamo da quello che è accaduto in questi mesi così complicati. Vorrei tornare al prima fase di quello che abbiamo vissuto, ovvero a quando tutti quanti ci chiedevamo se fosse giusto o meno chiudere le scuole. – ha detto Ascani – Si sapeva pochissimo di questo virus, pochissimo ci dicevano anche le autorità sanitarie che si stavano loro stessi interrogando sulla virulenza e potenza di questa nuova malattia, sulla capacità di infliggere sofferenza che poi purtroppo abbiamo visto all’opera in tantissime città italiane”. “Allora in tanti ci chiedevano di no chiudere la scuola, e tanti altri invece di chiuderla. Siamo stati i primi in Europa ad assumere una decisione in questo senso e seppure è stata una decisione dolorosissima, – ha evidenziato Ascani – soprattuto per chi lavora in questo ministero, quello dell’Istruzione, io credo che allora l’Italia abbia preso la decisione giusta. Decisione che ha risparmiato vite umane e oggi lo possiamo dire e lo possiamo dire anche perché tanti altri paesi europei, che in un primo momento avevano giudicato troppo frettolosa quella decisione, invece poi hanno dovuto seguire la stessa strada”.


Il 14 settembre tutti gli studenti rientreranno a scuola in presenza e in sicurezza, afferma la vice ministra. “Siamo riusciti a costruire uno strumento informatico che sarà importantissimo perché raccoglie i dati delle anagrafi regionali che sono stati costruiti dai Comuni e che ci dicono quanto sono grandi le aule dei nostri 40mila edifici scolastici. Li abbiamo quasi tutti. – ha spiegato Ascani – Siamo in grado di incrociare questi dati con gli iscritti delle singole scuole e di vedere apparire in rosso le scuole dove ci sono criticità per quanto riguarda il distanziamento di un metro da testa a testa. A un primo sguardo le criticità sono concentrate soprattutto nelle scuole superiori dei grandi centri. Direi circa un 20% di queste scuole”. “Abbiamo inoltre già censito altri 3mila edifici scolastici che sono in sicurezza ma che non vengono utilizzati e possono essere usati come edifici per accogliere quegli studenti che non dovessero riuscire a entrare nelle proprie scuole di appartenenza. – ha aggiunto ancora Ascani – Abbiamo chiesto a Comuni e Province di censire altri edifici che possono essere utilizzati con questo tipo di finalità. Daremo a tutti i nostri studenti la possibilità di tornare a scuola dal 14 settembre in presenza e in sicurezza”.


“Non abbiamo rinunciato a spendere tutte le nostre energie in vista di settembre per questo in sede della Conferenza Unificata con le regioni sono state approvate le linee guida per la riapertura e nel frattempo ho incontrato, parlato con uffici scolastici regionali, assessori, ho ascoltato problemi e criticità a prescindere ovviamente dal colore politico perché la scuola è al centro e si lavora tutti insieme, nella stessa direzione e con gli stessi obiettivi”. “Autonomia scolastica no significa lasciare i presidi da soli o scaricare loro le responsabilità, ma è dire che ogni scuola è diversa con li suoi problemi e criticità e i dirigenti scolastici dovranno segnalarle: non mancheranno risorse, impegno e gioco di squadra perché settembre non e’ la fine di un percorso ma l’inizio di qualcosa da costruire insieme come comunita’”, ha concluso Ascani.

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