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È la peggior tragedia dal 2017


Il naufragio avvenuto ieri al largo delle coste libiche di Khoms ha provocato la morte di oltre 100 persone. Secondo le stime dei sopravvissuti le persone disperse e morte in mare sarebbero circa 150, tra cui anche molte donne e bambini. La peggiore tragedia dall’inizio dell’anno. Oggi sono stati recuperati i cadaveri di 62 persone, disperse dopo il naufragio di ieri. Il recupero dei corpi è stato portato avanti dalle autorità libiche. Le operazioni di recupero sono avvenute nel mare davanti a Khoms, città a 120 chilometri da Tripoli. L’Unhcr denuncia invece che 84 dei sopravvissuti (le persone salvate sono circa 145) sono stati trasferiti nel centro di detenzione di Tajoura, lo stesso che è stato bombardato in un raid aereo a inizio luglio, causando la morte di almeno 50 rifugiati.

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati sottolinea che si tratta della peggior tragedia degli ultimi anni in mare: “Il naufragio di ieri al largo della Libia, nel quale avrebbero perso la vita circa 150 persone, sottolinea ancora una volta l’urgenza impellente del nostro ripetuto appello ai governi europei e ad altri governi di ripristinare il soccorso in mare e contribuire ad alleviare la sofferenza delle migliaia di rifugiati e migranti coinvolti nel conflitto in Libia. Se il bilancio di 150 morti fosse confermato, quello di ieri sarebbe il naufragio più grave registrato da maggio 2017. Nel 2019, prima di questo incidente, 669 persone avevano già perso la vita nel Mediterraneo”.

Amnesty international, attraverso il direttore delle ricerche sull’Europa, Massimo Moratti, lancia invece un’accusa ai paesi Ue: “I leader europei hanno nuovamente toccato il fondo. Hanno fatto tutto il possibile per tirare su il ponte levatoio dell’Europa: abbandonando le operazioni di ricerca e soccorso, criminalizzando le Ong che vi si sono dedicate, cooperando con la Guardia costiera libica. E nonostante tutto questo, ci sono persone che ancora rischiano la vita per venire in Europa”.

Medici Senza Frontiere racconta, attraverso Anne-Cecilia Kjaer, responsabile delle attività infermieristiche di Msf, le condizioni dei superstiti che lei stessa ha assistito: “La sofferenza di queste persone è difficile persino da immaginare. Non ci sono parole per descrivere quanto stiano soffrendo”. Poi racconta quanto visto appena arrivata dai migranti soccorsi: “Faceva molto, molto caldo. Erano sedute all’ombra di un muro per ripararsi dal sole e praticamente non avevano vestiti – alcuni di loro avevano indosso solo un asciugamano, altri erano in mutande. Se ne stavano seduti all’ombra, sotto choc. Abbiamo identificato i casi critici, alcuni avevano ingerito e respirato molta acqua di mare ed erano in crisi respiratoria e tra loro c’erano dei casi abbastanza gravi, distesi a terra, cianotici e con la pelle grigia a causa della mancanza d’ossigeno. Erano tutti in pessime condizioni. Un uomo originario del Sudan, che era stato letteralmente recuperato in mare, ci ha detto di aver visto sua moglie e i sui figli affogare. Era totalmente disorientato e sedeva lì, sotto choc”.





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