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L’ultimatum di Johnson



Nel suo primo intervento da premier alla Camera dei Comuni, Boris Johnson lancia un ultimatum all’Unione europea, chiedendo di rinegoziare l’accordo sulla Brexit, oppure affrontare la prospettiva di un divorzio senza accordo tra Londra e Bruxelles. “Siamo pronti a negoziare, in buona fede”, un accordo “alternativo”, ha detto Johnson, assicurando che il suo governo si “lancerà in questi negoziati con la massima energia e determinazione”.


Il premier ha auspicato che i leader della Ue “ripensino il loro attuale rifiuto” di rinegoziare un nuovo accordo di recesso. “Se non lo faranno, dovremo uscire senza un accordo”, ha detto, spiegando che la “principale priorità” assegnata ai ministri del suo nuovo governo sono i preparativi per una ‘no deal Brexit’. Il Regno Unito, ha ribadito il nuovo premier conservatore, deve uscire dalla Ue il prossimo 31 ottobre, con o senza un accordo.





Inoltre, Johnson ha annunciato ai Comuni che la Gran Bretagna non presenterà candidature per i commissari europei, sebbene ciò le venga richiesto, in quanto ancora membro a tutti gli effetti dell’Unione europea. “Non nomineremo un commissario Ue in nessuna circostanza”, ha affermato Johnson, chiarendo però che la posizione britannica “non intende fermare la Ue dal nominare una nuova Commissione”.


Per Michel Barnier le proposte di Boris Johnson, contenute nel suo discorso “piuttosto combattivo”, sono “inaccettabili”. In una lettera inviata ai leader Ue, il capo negoziatore europeo sulla Brexit ha ricordato che, nonostante i disaccordi sul backstop con l’Irlanda del Nord, l’Ue è pronta “a lavorare in modo costruttivo, nell’ambito del nostro mandato”. L’Unione è pronta a valutare “qualsiasi idea britannica sulla questione del ritiro che sia compatibile con l’accordo esistente”, ma eliminare il backstop è “naturalmente inaccettabile e non rientra nel mandato del Consiglio europeo”.


Quanto all’ipotesi di un’uscita senza accordo, alla data del 31 ottobre, il negoziatore ha sottolineato che non sarebbe “la scelta dell’Ue”, ma, come indicato “dal discorso piuttosto combattivo” di Johnson, “noi siamo pronti per una situazione in cui lui dia la priorità alla pianificazione di un no deal, in parte per fare pressione sull’unità dell’Ue a 27”. “In ogni caso – ha concluso, dicendosi “disponibile durante l’estate a colloqui con il Regno Unito” – quello che resta essenziale dal nostro punto di vista è di restare calmi, fermi sui nostri principi e sulle nostre linee guida e mostrare la solidarietà e l’unità dei 27″.


Il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha telefonato a Boris Johnson per congratularsi per la nomina a premier, e ha colto subito l’occasione per ribadire il no di Bruxelles a nuovo accordo per la Brexit. “Il presidente Juncker ha ascoltato quello che aveva da dire il premier Johnson, ribadendo la posizione della Ue, cioè che l’accordo per il ritiro è il migliore e unico accordo possibile”, ha spiegato alla Dpa una portavoce del presidente della Commissione. “I due si sono scambiati i numeri dei loro telefonini ed hanno deciso di rimanere in contatto”, ha detto ancora la portavoce precisando che Juncker ha sottolineato che la Commissione è comunque disponibile a colloqui con la Gran Bretagna nella prossime settimane.

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