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Nessun porto. Prima vengano redistribuiti


Ho dato disposizione che non venga assegnato nessun porto prima che ci sia sulla carta una redistribuzione in tutta Europa di tutti i 140 migranti a bordo“. Lo afferma il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, riguardo ai naufraghi ora a bordo della nave della Guardia Costiera ‘Gregoretti’, che ieri aveva raccolto le persone salvate dal motopeschereccio Accursio Giarratano  e da un altro gommone in difficoltà segnalato da un peschereccio tunisino, in zona Sar maltese. La motovedetta ha preso quindi a bordo una cinquantina di persone, a cui aveva prestato inizialmente soccorso il peschereccio di Sciacca (Agrigento), e altre 91 dal gommone in condizioni precarie. Cinque naufraghi sono stati fatti subito sbarcare a Lampedusa per questioni sanitarie, mentre la nave della Guardia costiera, in attesa che gli venga indicato un porto sicuro, si trova ancora a largo, in acque Sar italiane.

Il salvataggio dell’Accursio Giarratano

Il motopeschereccio di Sciacca, l’Accursio Giarratano, dopo aver soccorso i 50 migranti a circa 50 miglia da Malta, si è trovato di fronte al divieto di sbarco dell’isola. Il governo di La Valletta ha infatti rifiutato l’autorizzazione all’approdo, declinando l’assunzione del coordinamento delle operazioni di salvataggio. A darne notizia era stato Carlo Giarratano, il comandante dell’imbarcazione che ha commentato: “Non li avremmo mai lasciati alla deriva“. Suo padre, Gaspare, invece ha detto a Repubblica: “Noi soccorriamo con tutto il cuore i migranti in difficoltà, e lo facciamo anche come omaggio alla memoria di mio figlio morto“. L’armatore ha anche spiegato che dal momento che il suo peschereccio è un natante autorizzato alla pesca mediterranea, per cui può solcare acque internazionali, spesso gli capita di incontrare imbarcazioni in difficoltà. “E tutte le volte noi facciamo il nostro dovere, sbracciandoci e aiutando uomini, donne e bambini, perché è giusto così“. Poi racconta: “Mio figlio Accursio è morto nel 2002, dopo una lotta lunga due anni contro un male incurabile che lo aveva colpito. La nostra barca oggi porta il suo nome. Come potremmo voltarci dall’altra parte di fronte alle richieste di aiuto che provengono da esseri umani, che possono essere anche bambini, che magari ci guardano con gli occhi di mio figlio? No, noi li salviamo, e lo facciamo anche pensando al mio ragazzo, perché lui era come noi, e da lassù ci benedice“. 





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