SICILIA

Ragusa: chiede aiuto a una donna in auto, lei si ferma e lui la violenta per ore


RAGUSA – Ferma un’auto di notte per strada chiedendo aiuto per la moglie, ma è una scusa per fermare una giovane donna e violentarla per ore. La polizia dopo 12 ore lo ha identificato e fermato. E’ la ricostruzione della brutale aggressione avvenuta la scorsa settimana nel Ragusano per cui è indagato un 26enne di Vittoria, Sergio Palumbo, recidivo. Ad accusarlo la testimonianza della vittima che lo riconosce in foto e immagini di telecamere di videosorveglianza. L’uomo ha minacciato la donna di morte: «So tutto di te, se parli ammazzo te e la tua famiglia».

L’aggressione è avvenuta la notte del 2 settembre scorso. La vittima stava rientrando a casa a bordo della sua Punto Bianca quando per strada ha visto un uomo che chiedeva aiuto. Lui si è avvicinato e le ha detto che la moglie si era sentita male e che aveva bisogno di chiamare i soccorsi. In realtà l’uomo con la moglie, ricostruirà dopo la polizia, aveva litigato. E alla donna fermata per strada ha svelato subito le sue intenzioni minacciando di ucciderla con una grossa pietra. Lui si è messo alla guida dell’auto e ha portato la sua vittima vicino al cimitero di un paese del Ragusano dove le ha rubato la borsa e letto ad alta voce le generalità della donna, minacciando di morte lei e la sua famiglia. Subito dopo ha abusato di lei in auto. 

Ma l’incubo della donna non era ancora finito. Il 26enne – che pare fosse anche sotto l’effetto di cocaina – poi l’ha portata su una spiaggia del Ragusano dove si è lamentato della moglie e le ha raccontato della lite che aveva avuto con lei poco prima. Quindi l’ha riportata nuovamente vicino al cimitero e ha abusato ancora di lei per ore. Infine, ha guidato il mezzo per farsi lasciare vicino casa, ma prima di scendere dall’auto è tornato a minacciare la donna di morte.

«Era sola in auto e ha visto un uomo sbracciarsi al centro della strada che chiedeva aiuto, non poteva non fermarsi altrimenti lo avrebbe investito e lei pensava davvero fosse accaduto qualcosa, che lui avesse bisogno – spiegano gli inquirenti – L’uomo le ha chiesto di aiutarlo perché la moglie aveva avuto un malore pertanto la vittima voleva chiamare i soccorsi. Ma l’uomo aveva architettato tutto in quanto non c’era alcuna urgenza, era da solo e la moglie in casa, quando la ragazza prende il telefono per chiamare i soccorsi, ancora seduta in macchina, lui lo strappa dalle mani, infila il braccio dal finestrino ed apre lo sportello. Con una grossa pietra in mano ha minacciato di ucciderla se non si fosse spostata sul lato passeggero, la donna sotto shock e non ha potuto fare altro che obbedire».

La giovane donna quando il mostro se n’è andato per la paura e lo shock per la violenza subita non ha chiamato subito la polizia ma ha chiesto aiuto agli amici con i quali aveva trascorso il suo compleanno, la sua festa di compleanno. Ma gli amici avevano i cellulari spenti. Come una sua cara amica alla quale ha mandato un messaggio vocale ricostruendo le oltre tre ore di violenza subìta. 

Non trovando nessuno a cui chiedere aiuto e raccontare quello che era successo, la donna ha chiamato la famiglia e si è recata in ospedale, dove i medici hanno allertato la polizia che ha avviato le indagini. Indagini che in meno di una settimana hanno portato al fermo eseguito dalla squadra mobile. Il meticoloso lavoro degli investigatori ha permesso di riscontare quanto dichiarato dalla vittima, così, ogni passaggio del racconto ha trovato un match positivo nelle immagini di videosorveglianza.

Il Gip di Ragusa ha convalidato il fermo per sequestro di persona, violenza sessuale aggravata e rapina ed emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Durante l’interrogatorio di garanzia l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere.

L’uomo è stato individuato da personale della squadra mobile della Questura di Ragusa anche grazie alla visione di immagini di telecamere di sicurezza. Ad indicarlo è stata la vittima che negli uffici della polizia aveva anche visto alcune foto mostrate dagli investigatori di persone con precedenti specifici. Tra queste c’era il 26enne di Vittorio che nel 2018 era stato addirittura condannato per sequestro di persona, violenza sessuale aggravata e rapina con un modus operandi simile, ma non si trovava in carcere. Era attualmente sottoposto soltanto all’obbligo di dimora. 





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