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“Stessi stipendi a uomini e donne? Inaccettabile”



Equiparare gli stipendi tra calciatrici e calciatori? Questo è il segno inequivocabile di quel carrierismo e arrivismo che ha segnato l’attività del sindacato calciatrici. E poi ha segnato l’azione e la politica di un certo gruppo che io ho sempre osteggiato, che ha badato di più alla carriera piuttosto che ai fondamenti veri su cui basare il vero sviluppo del calcio. Ci sono stati troppi personaggi al femminile che si sono dedicati più alla loro carriera, pensando poco a chi faceva calcio in prima linea. Pensare che, per il solo fatto che io gioco a calcio, devo avere il diritto di avere soldi, è la cosa più deleteria e inaccettabile”. E’ l’opinione espressa dall’ex senatore e deputato Roberto Salerno, presidente del Torino calcio femminile, all’Adnkronos, sul fenomeno del pallone in rosa che sta avendo grande seguito in occasione dei Mondiali in Francia e in particolare sulle richieste di equiparare i soldi che guadagnano i calciatori e le calciatrici.


“La remunerazione economica ci deve essere per merito, non per diritto nel calcio. Prima di parlare di stipendi bisogna iniziare a produrre qualità. Non basta mettere calzoncini e scarpini. Fino a ora la qualità sia nel campionato italiano che a livello internazionale, non c’è stata da meritare condizioni economiche diverse. Siamo lontani chilometri, forse anni luce. In Francia, dove esiste il professionismo, praticano il calcio circa 250mila ragazze, noi in Italia siamo poco più di 20mila, bastano questi dati per capire che siamo ancora lontani -ha aggiunto Salerno-. Dopodiché dobbiamo capire perché in Italia non è mai decollato il calcio femminile e qui potremmo aprire un bel capitolo sull’atteggiamento e il comportamento di certi gruppi che hanno sempre dominato nel calcio femminile, una sorta di lobby. Sono sempre le stesse, finché non ci sarà un ricambio generazionale di quel gruppo il calcio si riavvolgerà su se stesso”.





Secondo il presidente del Torino femminile “il calcio femminile in Italia è una cosa, il Mondiale è un’altra. Sul primo confermo le mie critiche di sempre, perché si enfatizza troppo il calcio femminile e non lo dovremmo fare, c’è troppa euforia e troppa voglia di carrierismo, più che di sviluppare il calcio. Vedo atteggiamenti troppo esibizionistici. Noi dobbiamo pensare che il calcio debba essere sostenuto da progetti che oggi non ci sono e quindi io continuo a essere critico dal punto di vista istituzionale e politico”.


“Prima di pensare al professionismo, e lo dico per quella fetta di carrierismo sfrenato che colpisce anche nel settore femminile, occorre costruire le basi di uno sport a livello nazionale, bisogna fare quantità ma occorrono progetti veri, occorre che la Lega e la Figc finanzino le piccole società, perché le grandi non ne hanno bisogno e perché il calcio si sviluppa sul territorio, con le società sportive dilettantistiche che continuano a essere totalmente dimenticate”, ha proseguito Salerno.


“Del resto dobbiamo ancora vedere quale è il progetto di sviluppo del calcio femminile. Se il problema è solo di fare una serie A di club professionistici non abbiamo ancora costruito quel progetto di sviluppo di cui c’è bisogno. Il problema non è che non va bene che ci sia la Juventus ma che non si debbano fare cattedrali nel destro. Oggi non ci sono risorse, finanziamenti, soldi, e le squadre di calcio femminile negli ultimi anni sono diminuite”.

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