SICILIA

Una donna si ritrova, suo malgrado, ad essere accusata sui social di essere una “Revenge porn”


Nei giorni scorsi una donna è stata denunciata perché ha diffuso sul web foto intime con il suo ex fidanzato. Alcuni l’hanno identificata con la cammaratese, Simona Mangiapane, che passa al contrattacco

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato la notizia che una donna aveva pubblicato su internet dei video intimi relativi al suo ex fidanzato perché non riesce ad accettare la fine della loro relazione. Finisce nei guai una donna di Cammarata a cui è stato imposto il divieto di avvicinamento all’ormai ex compagno. La donna risulta indagata per il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente illeciti ovvero il cosiddetto “Revenge Porn”.

Non si capisce il perché, nell’occhio del ciclone è finita una giovane cammaratese, Simona Mangiapane, di 30 anni, che in città è stata additata come la donna vendicativa.

La donna, si è voluta sfogare su Facebook, ma ha voluto anche che la sua storia venisse pubblicata sugli organi di informazione.

“Siamo all’assurdo – dice Simona – che alcune mie fotografie siano state postate con sotto commenti di ogni genere. Non c’entro nulla con questa storia e, non capisco perché questa cattiveria gratuita”.

– Ti sei chiesta perché hanno, alcuni, naturalmente, identificato te con questa donna del tuo paese che è accusata del reato di “Revenge porn”?

“Forse perché ero fidanzata con uno appartenente alle forze dell’ordine – dice la donna – non trovo altro per spiegare questa situazione fastidiosa e diffamatoria. Ma la mia relazione si è conclusa due anni fa e con quest’uomo non ho più avuto rapporti. Una storia finita come tante altre, stop”.

Simona Mangiapane è un fiume in piena.

“Capisco che c’è molta ignoranza in giro – continua la donna – spiego che la Compagnia dei Carabinieri di Cammarata citata negli articoli dell’operazione – ha la giurisdizione su tutto il territorio montano della provincia agrigentina. Mi si accusa di essere perfino una drogata, ma io non assumo sostanze stupefacenti. Ma non capisco perché infangarmi in questo modo, forse alcuni non trovano di meglio come trascorrere il tempo libero. A queste persone dò un consiglio, non diffamate gratuitamente anche perché non me ne starò più a guardare, la diffamazione è un reato molto grave. Se al posto mio, che comunque so reagire con le parole e trovo la forza in uno sfogo pubblico ci fosse stata una ragazza più fragile e meno capace di difendersi, non escludo che la cosa potesse finire male. Molte persone per molto meno, tentano il suicidio o azioni estreme. Quindi basta all’uso dei social per le diffamazioni che siano vere o totalmente inventate come nel mio caso”.

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